
Tulio Serafin
Non era nato ricco. E dovette lottare per emergere. Da semplice orchestrale divenne, a forza di volontà, uno dei più prestigiosi direttori d’orchestra. Fu onorato e stimato dal pubblico di tutto il mondo.
Riccardo Strauss lo definì un “diavolo” allorché dopo dieci minuti di fischi e di interruzioni da parte del pubblico, Serafin imperturbabile condusse “Il Cavaliere della Rosa al trionfo finale”.
Tullio Curzio Antonio Giovanni Battista Serafin nacque in Località Rottanova di Cavarzere l’8 settembre 1878. Suo padre si chiamava Dionisio, sua madre Atonia Pavan. Il paesello nativo, che allora aveva 85 abitanti, si chiamava Santa Maria del Fiore. Mutò in seguito nome in seguito ad una “rotta-nova”, diceva la gente di Cavarzere.
Il maggiore dei quattro figli di Dionisio Serafin, Leandro suonava il violino. Così Tullio un giorno volle provare anche lui. E nacque la passione per la musica che aveva nel sangue.
Imparò le nozioni di musica a Cavarzere dal maestro Carlo Nicodemo dove si recava 2-3 volte la settimana percorrendo 14 km a piedi. Poi da un maestro di Adria Antonio Ricci, dal quale veniva accompagnato ogni settimana con una carrettina dal nonno paterno, intraprese lo studio del violino.
Una carriera favolosa: dalla Scala al Metropolitan. A Milano, Tullio Serafin studiò violino e viola con il De Angelis e composizione con Saladino e Coronaro, diplomandosi nel 1898 in viola E nel 1900 in composizione. Ma ancor prima di conseguire questo ultimo titolo debuttò, poco più che ventenne, come direttore d’orchestra e concertatore dell’”Elisir d’amore”.
Nel 193 esordì come direttore d’orchestra a Ferrara con l’ “Aida” di Verdi e la “Germania” di Franchetti. Nel 199 cominciò un’immensa attività che portò il maestro Cavarzerano alla Fenice di Venezia, a Trieste, al Massimo di Palermo e al Covent di Londra. Dal 1910 al 1914 diventò direttore stabile alla Scala dove svolse un’attività sorprendente, mettendo in scena ben 36 opere.
Nel ’34 venne nominato direttore del Teatro Reale dell’Opera di Roma. Nel dopoguerra venne richiamato a Milano alla Scala dove nel 1946 inaugurò la prima stagione con il “Nabucco”.
Diresse poi il maggio musicale fiorentino.
L’opera di Roma lo richiamò, nel 1962, ormai ultraottantenne, per chiedergli di essere consulente artistico del teatro della capitale.
Si spense a Roma il 3 febbraio 1968 nel suo appartamento a Roma in via Richelmy n. 8 quando un collasso cardiaco pose fine alla sua luminosa esistenza.